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lunedì 13 novembre 2017

Filogenesi

Alan Dean Foster non è solo uno dei romanzieri coinvolti nella novellizzazione di grandi film e saghe di fantascienza, come Alien e Star Wars, ma anche un autore originale di grande qualità. Ne è prova Filogenesi, primo romanzo della serie della Fondazione dello Humanx Commonwealth, che ho recuperato in una libreria specializzata in libri vecchi e fallati (ma ora chiusa).
Questo primo romanzo racconta delle interazioni politiche e strategiche che intercorrono tra razze aliene dopo il primo contatto. In particolare si inizia a delineare un triangolo particolare tra i thranx, degli insettoidi il cui pianeta d'origine presenta delle condizioni ambientali non molto simili a quelle della foresta amazzonica (caldo umido), gli aam, subdoli rettiloidi, e gli esseri umani. Questi ultimi iniziano a intrecciare dei rapporti diplomatici con i thranx per l'integrazione delle due razze in un percorso, che si immagina decennale, per vincere le reciproche ripugnanze fisiche.
I due protagonisti del romanzo sono un poeta thranx, Desvendapur, che fa di tutto per avvicinarsi il più possibile agli umani in modo da poter scrivere le poesie migliori della storia della sua letteratura, e Cheelo Montoya, piccolo criminale alla continua ricerca dell'occasione che gli permetta di sistemarsi per la vita.

domenica 12 novembre 2017

2048 Fibonacci

Ricordate 2048, il divertente gioco matematico di successo? Le variazioni su quel gameplay sono numerosissime e spesso si staccano anche dall'elemento numerico del gioco, sostituendo le cifre con oggetti o animali o quant'altro passi per la testa dei programmatori. Una variazione sul gioco originale particolarmente interessante e che, in questo modo, aumenta anche un po' il livello di difficoltà è quella di 2048 Fibonacci. In questo caso i numeri si fondono uno con l'altro per dare origine al successivo solo quando sono due numeri di Fibonacci consecutivi.
Vi ricordo che la serie di Fibonacci è costituita dai numeri:
\[0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, \cdots\]
dove ogni numero della successione è la somma dei due precedenti (a parte 0 e 1, ovvero i primi due numeri nella serie). Essa è attribuita a Leonardo Fibonacci che la utilizzò per risolvere il classico problema dei conigli:
Quante coppie di conigli discendono in un anno da una coppia.
Un tale mise una coppia di conigli in un luogo completamente circondato da un muro, per scoprire quante coppie di conigli discendessero da questa in un anno: per natura le coppie di conigli generano ogni mese un'altra coppia e cominciano a procreare a partire dal secondo mese dalla nascita.
- via Gianfranco Bo
Buon divertimento!

venerdì 10 novembre 2017

Essere umani

Alla domanda su "chi siamo?" prova a rispondere, in maniera apparentemente sorprendente Essere umani di Brian Christian, poeta e vincitore del titolo di "umano più umano" nel 2009.
Un'indegna introduzione
La storia inizia con il premio Loebner, una competizione internazionale tra intelligenze artificiali indetta e finanziata da Hugh Loebner. L'idea del premio nasce dal gioco dell'imitazione ideato da Alan Turing, meglio noto come test di Turing, cristallizzatosi su una formula non troppo diversa da quella proposta dal matematico britannico. Alcuni giudici, infatti, chattano per cinque minuti con un utente che non possono vedere e danno a ciascuno una sorta di livello di umanità. Alla fine vengono assegnati due premi, uno al bot risultato più umano e l'altro all'... umano più umano. In Essere umani Brian Christian racconta della sua esperienza e di come si è preparato per la sua partecipazione, di fatto realizzando una ricerca su ciò che ci rende umani.
In ultima analisi, ciò che mi ha stupito di più del libro di Christian è come, utilizzando il semplice obiettivo di dimostrarsi umano durante il test di Turing, ci si avvicini a vari aspetti più o meno connessi tra loro, come l’intelligenza, il linguaggio, la compressione delle informazioni.
I bot come terapisti
Il cuore del Premio Loebner, il moderno test di Turing, sono le ricerche sui bot. Questi sono essenzialmente dei programmi di chat (da cui il nome più preciso di chatterbot) che dialogano con gli utenti cercando di simulare degli esseri umani nel modo migliore possibile.
Il primo software di questo genere fu ELIZA, sviluppato nel 1966 da Joseph Weizenbaum. A partire da ELIZA i bot si sono sviluppati sempre di più, riuscendo ad avvicinarsi in molte occasioni al superamento del test di Turing. L'osservazione più interessante sull'argomento è che una delle principali applicazioni dei bot è nell'ambito dell'assistenza psicologica: un bot, infatti, si rivela un terapista migliore di un essere umano!
Ovviamente di possibili applicazioni se ne possono immaginare moltissime, dall'ambito letterario (vedi, ad esempio, Le argentee teste d’uovo per un'interpretazione umoristica della vicenda), a quelli politico, giornalistico e così via. E ci si aspetta che potrebbero tranquillamente affrontare qualunque genere di lavoro, almeno nel momento in cui li si dota di corpi adatti a qualunque scopo.
Certo c'è da dire che il vantaggio dei bot che hanno partecipato al premio Loebner, e in fondo di un po' tutti i bot che circolano in giro, è la loro specializzazione. I bot del premio devono convincere i giudici che sono esseri umani, un compito leggermente più semplice che esserlo sul serio, proprio grazie alle possibilità che concede lo studio del linguaggio. Una delle caratteristiche di questi bot, però, è una qual certa mancanza di creatività, non solo relativamente alla gestione della conversazione(1), ma anche nella capacità di cambiare argomento all'improvviso o in base agli spunti dell'interlocutore.
Questo, però, ci porta dritti alla delicata questione della progettazione di un'intelligenza artificiale e quindi a uno dei pionieri nel campo, Claude Shannon, che ha tra l’altro anche contribuito allo sviluppo teoria matematica della crittografia.

giovedì 9 novembre 2017

La meraviglia e l'orrore


Christopher Walken, l'attore che avrebbe ispirato Pendergast
Sul finire del XX secolo vengono commessi una serie di omicidi efferati a New York intorno al Museo di Storia Naturale. Man mano che le indagini proseguono si fa largo un'ipotesi inquietante: l'omicida non è un uomo ma un animale, uno spietato predatore. La bestia è, in effetti, un organismo geneticamente modificato sfuggito al controllo e solo l'agente speciale dell'FBI Pendergast potrà fare luce sul caso e fermare questa sorta di reliquia vivente grazie al suo acume a alle ampie risorse di cui dispone.
Relic è il primo romanzo della serie scritta da Douglas Preston e Lincoln Child, una sorta di giallo fantascientifico con forti elementi horror. Il romanzo, pur presentando il personaggio di Pendergast, non è esattamente incentrato su quest'ultimo, ma è più una vicenda corale stilisticamente ricalcata sul classico romanzo d'avventura con uno svolgimento di, in questo caso, due vicende parallele nel presente e nel passato.
Pendergast, però, emergeva sin da subito come personaggio interessante, così non poteva fare altro che ritornare: saltando il successivo Reliquary (che non ho ancora letto), l'agente speciale atterra di nuovo a New York e sempre intorno al Museo di Storia Naturale ne La stanza degli orrori, titolo italiano che però perde l'elemento centrale del titolo originale, The cabinet of curiosities.

mercoledì 8 novembre 2017

L'anello mancante

Tra i più grandi eventi degli ultimi decenni del XX secolo c'è indubbiamente la caduta del muro di Berlino, con il successivo sfaldarsi dell'Unione Sovietica e del blocco comunista europeo.
Uscito nel 1994, L'anello di ghiaccio è un romanzo di avventura con alcuni elementi scientifici anticipatori (per cui non propriamente fantascientifici) che rendono la trama particolarmente interessante: in una base sovietica ufficialmente inesistente ed ereditata dalla Russia dopo i noti fatti, viene fatta una scoperta che potrebbe migliorare la qualità della vita di moltissime persone nel mondo.
Il direttore di questa base riesce a mandare dei messaggi all'esterno, chiedendo l'aiuto di un suo particolare conoscente: l'accademico pellerossa nonché abile poliglotta Johnny Porter.
Il protagonista tratteggiato da Lionel Davidson si rivela un abile trasformista, riuscendo a calarsi, grazie alla conoscenza delle lingue e dei costumi di molte popolazioni mondiali ora in un marinaio orientale, ora in un camionista siberiano, risultando alla fine un'abile spia all'altezza persino del più noto James Bond. Risulta poi anche piuttosto credibile non solo per via dell'addestramento di alcuni mesi passato in un campo di spie altrettanto segreto, ma soprattutto per la propensione nomade di Porter che lo ha portato nel corso della sua vita ad affrontare condizioni di vita estreme, che poi sono quelle che ritrova in Siberia.
Anche i personaggi di contorno risultano particolarmente credibili, mentre l'intreccio delle vicende parallele riesce a tenere attaccato il lettore alle pagine del corposo volume, in particolare nell'adrenalinico finale con sorpresa (neanche troppo sorprendente, oserei dire).

sabato 21 ottobre 2017

Il cinema come purgatorio

Terzo sabato consecutivo dedicato ad Alan Moore, in questo caso con il secondo volume di Cinema Purgatorio, volume antologico edito da Panini Comics che raccoglie le storie dello scrittore di Northampton uscite sull'omonimo albo in bianco e nero insieme con quelle di Gart Ennis, Max Brooks, Kieron Gillen e Christos Gage.
Prigioniero del cinema
Il protagonista di Cinema Purgatorio di Moore è un ignoto personaggio, probabilmente una donna, che nei suoi ricordi si trova sempre nello stesso cinema a vedere film di genere in quello che, leggendo le storie una dietro l'altra, sembra molto una sorta di piccola storia del cinema. Ogni "pellicola", rappresentata da Kevin O'Neill, in questi ultimi anni fedele collaboratore di Moore sulle pagine della Lega degli Straordinari Gentiluomini, presenta però un dettaglio strano: ad esempio Un re al crepuscolo è visivamente un racconto di King Kong. La narrazione, in prima persona, esce dalla bocca di Kong, ma in realtà è la vita di uno degli animatori del gigantesco gorilla, Willis O'Brien, che alla fine spiega anche l'ambientazione del breve racconto di Moore e O'Neill: molto probailmente, infatti, recupera le idee di O'Brien sul personaggio che erano state "prese in prestito" da Ishirō Honda e Thomas Montgomery per King Kong contro Godzilla del 1962.
Per tutta la vita è un mix tra un film romantico e una puntata di Ai confini della realtà, con due neo sposini che, una volta entrati nella loro casa, invecchiano a una velocità impressionante. La vera chicca del trittico uscito su questo secondo volume è, però, I frateli Warner in "Una notte dagli avvocati".
E' al tempo stesso un omaggio a Groucho Marx, il più noto dei fratelli Marx, e un modo per togliersi un po' di sassolini nei confronti della Warner Bros., visto che, a mia memoria, né Groucho Marx né i suoi fratelli hanno mai lavorato perla Warner. In particolare Moore fonde la vita di Groucho con quella di Jack Warner, non molto dissimili in generale, ma molto differenti nei dettagli. Stilisticamente Moore riprende la vena umoristica mostrata nei racconti su 2000 A.D.